Uno di quei libri
(Agosto 2002)
Questo posto non mi piace. Mi soffoca, fatti piu' in la.
Cos'e' quest'acqua. Che c'entra l'acqua?
Guarda su. E' strano vedere il cielo da qui. Ancora acqua.
Guarda su. Le nuvole, sembrano basse.
Stai fermo, l'acqua ti culla, ti accarezza.
Guarda su. Nient'altro che Cielo. Un'enorme azzurro, macchiato di grigio. Sembra un disegno.
Ancora acqua sugli occhi.
Fatti da parte. Ma come fai a guidare cosi'?
Non lo sopporto, mi soffoca.
E' solo erba. Quasi come le nuvole, e' cosi' strano.
Il Fuoco non esiste, e' solo erba che brucia. Le nuvole non ci sono, sono solo pioggia, che non e' ancora caduta.
I libri sono cosi'. Ogni tanto finiscono, e ogni tanto no. Quello era un libro che non finiva. E' cosi', non finisce da nessuna parte, un po' come non inizia da nessuna parte. Era un libro gia' iniziato, che non finiva. Perche' se scrivi un libro che racconta un pezzo di vita di qualcuno, non inizia. E non finisce. Giri la prima pagina, e stai aprendo una finestra. Come se aprissi una finestra, a guardare la vita di quella gente. la lasci aperta per un po', e quando arrivi in fondo, a pagina 394, chiudi la finestra. Erano li prima che l'aprissi, saranno li anche dopo. La loro vita va avanti.
Penso che per scrivere un libro, uno di quei libri cosi', basti pensare alle persone. Ne incontri una, per qualche tempo tieni la tua finestra aperta su di lei, poi, un giorno, senza che ci sia un motivo apparente, le pagine finiscono, le hai girate tutte, e tu giri anche l'ultima, e chiudi la finestra.
Poi ci sono le persone come i libri, quelle che non finiscono. Un giorno giri una pagina e loro sono li, ad aspettarti. E sfogli le pagine, tante pagine, e loro sono sempre li. E vai avanti a sfogliare, la finestra non si chiude. E' strano a vederla cosi'. Sono loro che, un giorno, vedranno la loro finestra chiudersi. Sono loro che gireranno l'ultima pagina su di noi.
Certi libri sono cosi'.
Ancora acqua. Bruciano gli occhi. Qui non ci sono nuvole, il Sole acceca.
Guarda su. Azzurro, ovunque, un'enorme azzurro. Cosi', con la testa a pelo d'acqua, gli occhi che galleggiano appena, il campo visivo e' pressoche' completamente coperto dalla stessa immagine. Azzurro. Se ti fermi un attimo, e smetti di guardare, vedi solo Azzurro, e non sai piu' dove sei. Forse per un attimo non sai nemmeno piu' chi sei. Se lasci che l'azzurro entri dentro, per un po', non sai nemmeno SE sei.
Ancora acqua. Le onde sono antipatiche ogni tanto.
E poi ci sono quei libri. Quelli come le persone. Quei libri che li apri e sono diversi. Perche' ci sono delle persone che cambiano. E anche i libri cambiano, anche se non sembra. Tu li prendi, li leggi, e li fai tuoi. Sei sicuro. Un giorno, per caso o per scelta, o forse per tutt'e due. Un giorno, li riapri, li rileggi. E sono diversi, dicono altre cose, le dicono in modo diverso. Ci sono delle persone cosi', che giri una pagina, convinto sia la stessa di sempre, e dietro quella pagina e' tutto diverso. Ci sono dei libri, che, come le persone, cambiano. Ci sono delle persone, che cambiano senza accorgersi. Una persona cambiata, gira le pagine in modo diverso, e non vede che il libro e' uguale.
Chiudo gli occhi, mi sa che e' meglio. Questo e' sorprendente. Galleggio anche ad occhi chiusi. Ho gli occhi chiusi. Galleggio. Respiro. Respiro. Il respiro e' regolare. Apro gli occhi. Azzurro. Nero. Gli occhi di nuovo chiusi. Niente braccia, niente gambe. Tutto e' rilassato. Azzurro. Nero. Quei vasi. Non sono qui, eppure li vedo. Ricordi lontani che si sommano all'azzurro. Stesso azzurro, niente acqua.
Ancora acqua. Esco, c'e' uno di quei libri, sapete, uno di quelli cosi'. Leggo. Azzurro, anche nel libro. Uno di quei libri cosi'.
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